domenica, ottobre 22, 2006

Nonostante

la pioggia l'ombrello è stato buttato.
Incredibile ma varo. In un cassonetto a Trento. Son dovuto andar fin laggiù per trovare giusto un po' di nuvole ma neanche una goccia. In giro tutto il giorno per quella città dalla piantina tanto strana e dal castello del Buonconsiglio tortuosamente curioso, con affreschi del Romanino da osservare attentamente e pur una mostra dello stesso artista. Si entra e ci si perde per ben tre ore consecutive, senza pause. Si deve andare fino alla torre dell'aquila dove ti obbligano a portare con te una specie di walkie-talkie che vuole descriverti ciò che vedrai, con tanto di spoiler e spiegazioni del tipo che un affresco si chiama così perché il disegno viene effettuato a pareti ancora fresche. Altre volte fa notare aspetti più interessanti dell'affresco che si troverà all'interno della torre, che merita attenzione, anche più forse di quella concessa. Ma vabbe', da vedere se trova comunque. E c'è da stare attenti a non perdersi pure. Seguire attentamente le indicazioni stradali e leggere i cartellini e si vedranno delle enormi stufe ricoperte di ceramica. Oppure mobiletti che rappresentano palazzi. Oppure come già detto prima ma da ripetere più e più volte gli affreschi del Romanini, che per l'occasione si potevano confrontare con opere di altri autori utilmente portate all'interno della mostra. Scendendo le ultime scale forse gli affreschi che mi hanno colpito di più, non tanto perché si scrostavano dalla parete cadendoti addosso, quanto per le espressioni realizzate ed il soggetto, come "il giorno di paga". Mi colpisce che in una casa di persone nobili si rappresenti la paga degli operai, in maniera realistica, senza fronzoli o aforismi. Comunque poi si esce e dopo aver visitato pure le prigioni si passa per il giardino e poi si esce. Si esce e la pioggia sembra esser finita. Ma il cassonetto non si trova... Si deve andare verso il centro, dove si dovrà visitare il duomo e le relative cripte. Duomo abbastanza tetro devo dire, con i suoi riferimenti barocchi e qualche teschio rappresentato qua e là. Ma capita anche questo. Ma poi si riesce e ci si rigira per diversi posti, per esempio in una pastiggeria, cioccolato la specialità dove un cremino gigantesco mi tende l'agguato. Non riesco a rimandarlo indietro ed entra tutto nella mia pancia. Per un anno almeno non potrò più mangiarne, disintossicazione si chiama. Ma quel cassonetto poi? Fino al paese chiamato Sardagna siamo dovuti andare. Prendi la funivia, qualche minuto i viaggio e 400 metri di dislivello, un panorama decisamente bello dove poter osservare oltre che i monti della vallata anche la curiosa conformazione della città. Si cerca per il paese ma niente. Si ritorna a cercare in città e dopo strenue ricerche finalmente se ne ritrova uno. Ah la salvezza. Tutto questo viaggio è servito a qualcosa almeno. Anche a decretare la fine del cellulare in mia dotazione... Adieu... Ma provvidenza volle che si potesse sostituire in breve tempo graZZZie al provvido intervento di un'agente in borghese delle pagine gialle. Che poi ha saputo anche indicare un'utile posto aperto anche di domenica dove procurarsi grandi quantità di ramen da poter sbafare a bocca aperta. Se fosse chiussa tornerebbe maluccio direi. Magari socchiusa si potrebbe provare... Dai provate e poi sappiate dire che intanto mi sorseggio la Asahi che ha iniziato ad accompagnare il pasto ma ancora mi aspetta.

2 commenti:

Ussi ha detto...

Anche io che sono Ussi ero a Trento, ma non mi avete visto poiché ero nascosto.

Federico ha detto...

Eri talmente nascosto che era impossibile vederti... Magari dovrei cambiare oculista...