martedì, ottobre 24, 2006

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in the sky.

Che cosa voglia dire non lo saprei proprio. Ma le dita sono andate da sole. In questo momento non hanno musica da cui trarre una sorta di ritmo e vagano da sole sulla tastiera. A dir il vero è tutto il giorno che non ne sentono proprio. Però almeno stasera hanno addocchiato uno schermo, un tubo catodico differente: quello televisivo. Incredibile ma vero ma queste falangine in moto perpetuo hanno trasportato il dvd di "The Holy Mountain" di Jodorosky nell'apposito lettore e poi son riuscite pure a pigiare il play. Incredibile ma da credere.Sono pure entrate in conbutta con gli occhi, che hanno guardato tutti i 114 minuti di immagini. E le orecchie non erano da meno: hanno ascoltato tutti i dialoghi e le musiche pure. Queste han voluto cambiare più volte, mutando forma a secondo delle scene che scorrevano e così contribuendo decisamente ad amalgamare il tutto e a creare le atmosfere. I dialoghi invece partirono in sordina, del tutto assenti all'inizio, passando per parti più discorsive per finire in una sorta di maxi spegazione metaforica finale. Che poi dialoghi a tutti gli effetti lo erano poco, molto spesso si trattava di monologhi, per esempio quando i vari personaggi si autorappresentavano, oppure più avanti si trasmormavano nelle dritte dello stesso psicomago cileno che per l'occasione si è ritagliato la parte del protagonista, diciamocelo. E inZomma le orecchie hanno avuto da fare. Ma anche gli occhi. Colori vivaci a più parti e in più momenti, alternanza di architetture complesse ad altre più "semplici" ma avveniristiche; e poi non potevano mancare i paesaggi naturali verdeggianti i pieno contrasto con l'ambientazione urbana iniziale. In effetti si ha una sorta di percorso del personaggio virgiliesco, che accompagna chi guarda da una situazione di disagio, di vita sulla strada, su quelle vie sudamericane martoriate da generali e dittature. Poi il salto sulla torre. Un'ambiente surreale, inesistente colori lampanti e geometrie illusionistiche. Animali di vario tipo, ippopotami oche cammello e insomma pareva di essere allo zoo di Berlino ma si era sempre all'interno della torre. Lì poi prendono vita delle statue, che si presentano pure, ognuna un pianeta del sistema solare ed una aberrazione del sistema economico generale. Altre immagini e idee allucinanti. Forse provocazioni, sicuramente estremizzazioni di ciò che ci sta attorno. Il tutto sempre condito con colori lampanti ed immagini assurde, allucinazioni come il capo della polizia che colleziona i testicoli dei suoi poliziotti... Ma dai corpi delle persone caricate dai suoi agenti non escono le viscere o sangue, ma frutta, verdura, pure un uccellino... Ma finite le presentazioni non possono che partire alla ricerca dei saggi. Un viaggio periglioso ovviamente che occupa tutta un'ipotetica terza parte del film. Alcune prove da superare, cambiamenti da fare. Erano stati avvertiti dall'alchimista, ora sta a loro applicarle e raggiungere lo scopo...
Molte ovviamente le critiche che propone, al suo sudamerica, alla situazione dello stesso, senza risparmiare per nulla l'economia antropofaga che allunga le mani ovunque. Non risparmia nessuna categoria, le armi in definitiva vengono vendute a rokkettari come a buddisti, tutto è mercato, e nessuno pensa nemmeno di tiracisi fuori del resto... Mentre chi regola l'economia generale propone assurdità improvvisate e sopratutto sulla pelle altrui; e poi gli artisti che non riescono a comunicare nulla, occupandosi solamente della propria vita di lussi e dell'industrializzazione dell'arte stessa, che quindi deve avere i suoi operai ed i suoi tempi... Non credo che in molti ne escano fuori bene... La stessa ricerca alla base del film sarà messa in dubbio, con uno scossone finale...
Qualche pugno nello stomaco, altri negli occhi, molta nudità che potrebbe fare scalpore ma attualmente non lo fa. C'è chi afferma che sia di difficile digestione sopratutto per i "benpensanti"... forse per le sue ipotetiche provocazioni... Ecco, forse mi spiace ammetterlo ma in alcuni momenti si ha l'impressione che proprio abbia voluto far questo... Rallentando in parte il complesso del film e lo sviluppo della narrazione, che in alcuni momenti manca in parte di amalgama... Credo che un po' meno di siparietto e più unioni tra le varie parti non avrebbero guastato. Rimane comunque una visone abbastanza complesso nel suo turbinio di immagini suoni colori e metafore. Jodorosky in definitiva passa dal teatro nei suoi vari aspetti al cinema alla recitazione ed altro ancora... E sembra voler mettere diverse delle sue esperienze assieme.
Peccato per la scarsa repiribilità dei suoi titoli, e a prezzi nonbassi si potrebbe dire, altrimenti le mie dita farebbero partire subito il play anche dei suoi altri titoli... Ma per il momento forse si sono stancate...

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